Emicrania e VLEKT: metabolismo energetico, disfunzione mitocondriale e approccio nutrizionale

La Dott.ssa Cristina Robba, Nefrologa e Nutrizionista Clinica, approfondisce un tema sempre più rilevante nella gestione dell’emicrania: il ruolo del metabolismo energetico cerebrale e delle alterazioni mitocondriali nella fisiopatologia della malattia. Partendo dai contenuti emersi durante il corso patrocinato dalla Società Italiana di Endocrinologia dedicato alla VLEKT, questo contributo analizza il razionale scientifico dell’approccio chetogenico nell’emicrania e le più recenti evidenze che supportano l’utilizzo della Very Low Energy Ketogenic Therapy come strategia nutrizionale adiuvante nei pazienti emicranici, in particolare in presenza di sovrappeso, obesità o alterazioni metaboliche associate.

L’emicrania è una patologia neurologica complessa e altamente disabilitante: a Napoli, alla Scuola di terapia chetogenica patrocinata dalla SIE, la prof.ssa Feraco ha illustrato, con una esaustiva lezione, le alterazioni metaboliche presenti nel paziente emicranico ed il razionale terapeutico dell’utilizzo della VLEKT nel trattamento di questa condizione.  Sempre più pazienti si presentano infatti agli ambulatori di Neurologia, ma anche di Nutrizione Clinica per poter accedere non solo al trattamento farmacologico dell’emicrania, ma anche ad un percorso nutrizionale per minimizzare gli esiti di questa invalidante patologia.             

L’emicrania rappresenta una delle principali cause di disabilità nei giovani adulti e comporta un importante impatto clinico, sociale ed economico. Per anni la ricerca scientifica si è concentrata sugli aspetti vascolari e neurotrasmettitoriali della patologia; tuttavia, oggi numerose evidenze cliniche indicano come sia le alterazioni metaboliche che quelle della funzione mitocondriale abbiano un ruolo centrale nella fisiopatologia dell’emicrania.

L’ipotesi più recente suggerisce che la combinazione di sovraccarico sensoriale e ridotte riserve energetiche possa attivare il sistema trigemino-vascolare, favorendo l’insorgenza dell’attacco emicranico.

Come esposto durante il corso, uno dei principali fenomeni coinvolti nell’emicrania è la cortical spreading depression (CSD), ossia la presenza di un’onda di depolarizzazione neuronale che si propaga nella corteccia cerebrale ad una certa velocità, tra 3-5 mm/min, e che si associa particolarmente all’emicrania con aura.

La CSD causa un elevato consumo energetico neuronale e può essere favorita da condizioni di ridotta disponibilità di glucosio e ossigeno. L’ipoglicemia e l’ipossia, infatti, aumentano la suscettibilità alla CSD e all’attivazione del sistema trigemino-vascolare.

Tra i principali trigger dell’emicrania rientrano, infatti, il digiuno o il salto dei pasti, le alterazioni del sonno, lo stress, l’ipossia, l’intensa attività fisica e le variazioni ormonali.

Tutti questi fattori possono alterare l’omeostasi energetica cerebrale.

Inoltre, come approfondito in alcune diapositive presentate, nei pazienti emicranici sono state osservate alterazioni del metabolismo energetico caratterizzate da bassi livelli di ATP e fosfocreatina, aumento di ADP e lattato accompagnati da ridotta efficienza della fosforilazione ossidativa e incremento dello stress ossidativo.

Sappiamo che la sintesi di ATP dipende dall’attività mitocondriale, pertanto una sua disfunzione determina una minore capacità del cervello di rispondere all’aumentata richiesta energetica durante l’attacco emicranico. Inoltre, la produzione eccessiva di specie reattive dell’ossigeno (ROS) contribuisce al danno cellulare e alla neuroinfiammazione.

Anche la deprivazione di sonno è associata a riduzione dei livelli di ATP, confermando il legame tra stress ossidativo ed emicrania.

L’emicrania è poi frequentemente associata a insulino resistenza, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. Sono state così chiarite, anche con studi di neuroimaging, le alterazioni della captazione cerebrale di glucosio nei pazienti emicranici, suggerendo una disregolazione del metabolismo energetico.

L’insulina svolge un ruolo importante nella regolazione della funzione mitocondriale e dell’utilizzo del glucosio; pertanto, l’insulino-resistenza potrebbe contribuire alla fisiopatologia dell’emicrania.

Ma quale può essere allora il razionale della prescrizione di una Very Low Energy Ketogenic Therapy (VLEKT) nei pazienti emicranici? La professoressa Feraco spiega come una VLEKT induca uno stato di chetosi nutrizionale mediante una marcata restrizione glucidica. In queste condizioni, i corpi chetonici diventano una fonte energetica alternativa per il cervello.

La chetosi nutrizionale sembra esercitare diversi effetti benefici quali il miglioramento della produzione energetica; l’aumento dell’efficienza mitocondriale; la riduzione dello stress ossidativo; la modulazione dell’eccitabilità neuronale ed infine la riduzione della neuroinfiammazione.

Inoltre, il β-idrossibutirrato (BHB), il più importante corpo chetonico prodotto dal fegato, stimola l’espressione di enzimi antiossidanti e modula positivamente la funzione della catena respiratoria mitocondriale.

A supporto della prescrizione di una VLEKT nell’emicrania, sono stati presentati diversi studi clinici che hanno dimostrato come questo approccio nutrizionale sia associato ad una riduzione della frequenza degli attacchi di emicrania: tutti gli studi confermavano una riduzione di almeno il 50 % degli attacchi, con alcuni report che raggiungevano il l’83% di diminuzione degli accessi emicranici; altre osservazioni riportavano che il 63 % dei pazienti aveva avuto una risoluzione totale degli attacchi. In tutti i pazienti trattati con VLEKT vi era stata comunque una diminuzione dei giorni mensili di cefalea, un ridotto utilizzo di farmaci sintomatici e un miglioramento dei markers infiammatori.

I risultati più significativi sono stati osservati in pazienti con sovrappeso o obesità e in soggetti con emicrania ad alta frequenza o resistente alla terapia farmacologica.

In alcuni studi, i benefici clinici si sono mantenuti anche dopo la fase di chetosi, suggerendo un effetto favorevole persistente sul metabolismo energetico cerebrale.

Conclude quindi il suo intervento la prof.ssa Feraco riassumendo come le attuali evidenze supportino il ruolo della disfunzione energetica e mitocondriale nella fisiopatologia dell’emicrania. La VLEKT rappresenta quindi una promettente strategia nutrizionale in grado di modulare i principali percorsi metabolici coinvolti nella malattia, migliorando l’omeostasi energetica cerebrale e riducendo la frequenza degli attacchi.

L’approccio chetogenico potrebbe quindi rappresentare una valida terapia adiuvante nei pazienti emicranici, in particolare nei soggetti con sovrappeso, obesità o alterazioni metaboliche associate.