In occasione della ripresa del corso organizzato dalla Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Dott.ssa Robba analizza le evidenze scientifiche più recenti che hanno portato all’introduzione del nuovo termine VLEKT e ne approfondisce i meccanismi fisiopatologici, le applicazioni cliniche e i potenziali benefici nelle principali patologie metaboliche, dall’obesità al diabete di tipo 2, dalla MASLD alla sindrome dell’ovaio policistico.
Dopo il successo dei corsi a Napoli e Bologna, riprende a Roma a settembre 2026 il corso organizzato dalla Società italiana di Endocrinologia sulla VLEKT: Very Low Energy Ketogenic Therapy.
È la comunità scientifica italiana che con la pubblicazione di un lavoro scientifico, nel 2025, ha voluto superare il concetto di VLCKD, Very Low Calorie Ketogenic Diet, introducendo l’acronimo VLEKT per uniformare la terminologia e soprattutto sottolinearne il valore di vera terapia nutrizionale.
Il razionale fisiopatologico si fonda sull’induzione della chetosi nutrizionale, condizione nella quale il β-idrossibutirrato (BHB) diviene il substrato energetico alternativo al glucosio.
La VLEKT prevede un apporto energetico estremamente ridotto (700–800 kcal/die), con carboidrati limitati a 30–50 g/die, un adeguato introito proteico (1,2–1,4 g/kg di peso ideale) e una quota lipidica controllata, associata a supplementazione mirata di micronutrienti. Questi risultati si ottengono con l’introduzione di meal replacements ad alto valore biologico accompagnati da verdure a basso apporto glicemico, e supplementi micronutrizionali.
La restrizione severa dei carboidrati determina quindi una riduzione dell’insulinemia con un aumento del rapporto glucagone/insulina, che favorisce la mobilizzazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo e la loro successiva β-ossidazione epatica.
In condizioni di ridotta disponibilità di ossalacetato, utilizzato prevalentemente per la gluconeogenesi, l’acetil-CoA che proviene dall’ossidazione lipidica viene così indirizzato verso la chetogenesi con produzione di β-idrossibutirrato (BHB), acetoacetato ed infine il volatile acetone.
I corpi chetonici diventano quindi i substrati energetici alternativi per il sistema nervoso centrale, per il muscolo scheletrico, per il cuore e i reni, riducendo il fabbisogno glucidico e preservando la massa magra.
Parallelamente, il β-idrossibutirrato esercita funzioni di trasduzione cellulare, il così detto “signaling” sia metabolico che di immunomodulazione, influenzando i processi infiammatori sistemici, lo stress ossidativo e soprattutto l’attività del complesso inflammasomiale NLRP3.
La nuova revisione scientifica prende in considerazione gli effetti clinici della VLEKT in differenti situazioni patologiche.
Dal punto di vista clinico, la VLEKT determina una rapida riduzione del peso corporeo e dell’adiposità viscerale, con miglioramenti significativi di BMI, circonferenza vita e composizione corporea già dopo poche settimane di trattamento. Tali effetti sembrano essere mediati non soltanto dalla restrizione calorica, ma anche da una riduzione dell’appetito correlata ai livelli circolanti di BHB, che risultano associati alla diminuzione della percezione della fame e a una maggiore perdita di massa grassa.
Il tessuto adiposo risulta così essere il vero organo bersaglio della terapia. La VLEKT riduce infatti selettivamente il tessuto adiposo viscerale, migliora il profilo infiammatorio sistemico e aumenta l’adiponectina, che non è altro che una adipocitochina dotata di proprietà insulino-sensibilizzanti e antinfiammatorie. È stata inoltre documentata una riduzione dell’espressione nel tessuto adiposo viscerale di alcuni markers associati a infiammazione cronica e rischio pro-neoplastico, suggerendo un possibile effetto favorevole sui meccanismi immunometabolici dell’obesità.
Particolare rilevanza assume l’effetto sul fegato. Nei soggetti affetti da MASLD (Metabolic dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease), la VLEKT favorisce una rapida mobilizzazione del grasso intraepatico, con miglioramento degli enzimi epatici (ALT, AST, γGT), dei punteggi di fibrosi e della resistenza insulinica. L’aumento del fibroblast growth factor 21 (FGF21), molecola chiave nella regolazione del metabolismo lipidico ed energetico, potrebbe rappresentare uno dei principali mediatori di tali benefici.
Sul versante endocrino-metabolico, la VLEKT si dimostra particolarmente promettente nel diabete mellito di tipo 2. Si conferma quando già riportato in diversi studi, ovvero che la VLEKT induce una significativa riduzione della glicemia, dell’emoglobina glicata, dell’insulinemia e dell’indice HOMA, risultati che si accompagnano ad un miglioramento della funzione secretoria delle cellule β pancreatiche. In alcuni casi di pazienti trattati con VLEKT, è stato possibile ridurre o sospendere la terapia farmacologica ipoglicemizzante, con un recupero della funzione Beta-cellulare residua. Questi benefici si riscontrano soprattutto nei pazienti più giovani e con diabete di recente diagnosi.
La terapia mostra inoltre risultati incoraggianti nella sindrome dell’ovaio policistico, con miglioramento della funzione ovulatoria, della sensibilità insulinica e del profilo ormonale, nonché nel trattamento di pazienti con lipedema e dei pazienti con apnea ostruttiva del sonno.
Un aspetto emergente riguarda l’interazione con la terapia dietetica e il microbiota intestinale. La VLEKT sembra modulare favorevolmente alcune popolazioni batteriche associate alla disbiosi presente nell’ obesità. Tuttavia la marcata variabilità interindividuale suggerisce che il microbiota possa contribuire alla diversa risposta clinica osservata tra i pazienti, aprendo prospettive verso approcci nutrizionali sempre più personalizzati.
Questo lavoro scientifico del 2025 riprende e conferma i punti salienti del Consensus Statement della SIE del 2019, che aveva attribuito una raccomandazione forte (grado 1, evidenza moderata) all’impiego della VLCKD nell’obesità severa, nel DM tipo 2 e nella insulino resistenza, ma anche come trattamento adiuvante pre chirurgia bariatrica, ove la VLEKT è raccomandata 2-4 settimane prima l’intervento al fine di ridurre il volume epatico del 10-20% , ridurre il grasso viscerale e migliorare la visualizzazione laparoscopica.
Dati positivi sono citati nel consensus anche a carico dell’apparato cardiovascolare, in quanto la perdita di tessuto adiposo viscerale riduce la pressione arteriosa sistemica e diminuisce l’infiammazione cronica di basso grado.
Nel complesso, la VLEKT emerge come una terapia nutrizionale altamente efficace nel breve-medio termine, capace di intervenire simultaneamente su peso corporeo, infiammazione cronica di basso grado, steatosi epatica e alterazioni metaboliche associate all’obesità. Tuttavia, il suo impiego deve essere inserito all’interno di percorsi multidisciplinari, sotto supervisione specialistica e con programmi di rieducazione alimentare finalizzati al mantenimento dei risultati ottenuti. Ecco che il corso SIE sulla VLEKT sarà di grande impatto per gli operatori clinico scientifici, che potranno così confrontarsi con esperti del settore per fornire poi al proprio paziente il miglior approccio dietetico.
Più che una semplice dieta dimagrante, la VLEKT si configura oggi come uno strumento di medicina metabolica di precisione, il cui pieno potenziale clinico potrà essere rinforzato da studi randomizzati di elevata qualità metodologica fornendo una migliore comprensione dei meccanismi biologici che ne sostengono i benefici effetti.